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Centinaia di immigrati in sciopero della fame
protestano contro i ritardi nel rilascio e nel rinnovo dei permessi di soggiorno

Mentre l’articolo 5 del Testo unico sull’immigrazione prevede che “il permesso di soggiorno sia rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla domanda”, oggi occorre aspettare dai sette ai quindici mesi anche solo per il rinnovo di un permesso della validità di un anno.

Di conseguenza migliaia di persone che lavorano, studiano, crescono i propri figli in Italia, si trovano ciclicamente in una terra di nessuno, dove i diritti di residenza sono sospesi. Senza rinnovo non possono muoversi per l’Europa, hanno difficoltà a tornare nel loro Paese per incontrare le loro famiglie, e/o a svolgere varie azioni di vita quotidiana: come per esempio firmare un contratto di affitto o di lavoro, prendere la patente, iscrivere all’asilo i figli.

A questo punto, la situazione creatasi in Italia a causa dei ritardi nel rilascio e nel rinnovo dei permessi di soggiorno agli immigrati è diventata intollerabile e sta compromettendo pesantemente l'immagine del nostro Paese nel mondo. 

Ai primi di gennaio, la segretaria dell'associazione Migrare, Shukri Said (reduce da un intervento chirurgico) si è offerta di sostituire, nel digiuno, il membro della Giunta dei Radicali Italiani, Gaoussou Ouattarà, che dal 13 dicembre 2009 partecipava, in piazza della Repubblica, Roma, allo sciopero della fame degli immigrati, per consentirgli di partecipare agli incontri
istituzionali con i Ministeri della Funzione Pubblica e delle Pari Opportunità.

Assieme al Segretario dei Radicali Italiani, Mario Staderini, Ouattarà
si è recato al Ministero degli Interni per consegnare al Ministro Maroni una lettera dei digiunatori, dove si chiede:

  • il rispetto dei tempi previsti dalla legge, 

  • un piano per lo smaltimento dell'enorme arretrato, 

  • la possibilità di uscire dall'Italia,

  • e una campagna informativa per rendere noto agli italiani che chi è in attesa del rinnovo del permesso ha il diritto di lavorare e di avere una casa.

Altri appelli sono stati rivolti anche al ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, e al ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna.

Da parte sua, Shukri Said ha chiesto al ministro Maroni, a nome degli immigrati, in sciopero della fame assieme a lei, di rispettare le leggi dello Stato, così come lui stesso pretende che le rispettino gli immigrati.