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Il
progetto di Pierluigi Bersani per il PD
Roma, 7 novembre
2009
"Costruire
il partito, preparare l'alternativa". Davanti
all'Assemblea che lo ha appena proclamato segretario,
Pierluigi Bersani traccia così il cammino che vuol far
intraprendere ai democratici. Un partito
"popolare", "giovane e che chiede di essere
giovani nel cuore". Che non deve cedere alla nostalgia,
che sarà "plurale" ma non deve scivolare
"nell'anarchismo e nella feudalizzazione", che
avrà una dirigenza fatta anche da volti nuovi. E che
lavorerà sulla questione morale, dandosi "strumenti
efficaci per dissociare il partito e il suo buon nome dalle
deviazioni dei singoli".
"Nessuna
nostalgia, sentiamo tutti la responsabilità del nuovo da
costruire - dice il segretario - quel che vale è il
progetto. Saremo un partito che si rivolgerà a tutta l'area
del centrosinistra, senza trattini o distinzione di ruoli e
senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione
di crescere e di farci più forti. Ci sono cose che rivelano
i valori fondamentali che hai e il Paese che vuoi. Fuori da
questa ambizione sei solo un partito piccolo che si condanna
nei suoi confini".
Da
questo nascerà un partito che sia in grado di preparare
l'alternativa. Un compito "che richiede un lavoro
importante per durata e per profondità. E' inutile cercare
scorciatoie o immaginare strade senza inciampi".
No
al leaderismo. "Ho detto più volte che non credo
al partito di un uomo solo ma ad un collettivo di
protagonisti".
Bersani
rilancia così la sua lotta al populismo, al partito basato
solo sul leader. "So bene - che la formazione di un
collettivo deve avere forme nuove e contemporanee ma
rinunciarvi, per un partito popolare, non sarebbe andare
avanti, sarebbe regredire. Dunque, mi rivolgo a voi non come
ci si rivolge ad una folla ma come ci si rivolge al largo
gruppo dirigente del nostro partito corresponsabile con me
di questa nostra straordinaria avventura".
Riforme.
Rafforzamento delle funzioni di governo e Parlamento,
moderna legislazione sui partiti, nuova legge elettorale
(con un confronto in Parlamento ma disposti anche a una
legge di iniziativa popolare), nuove norme sui costi della
politica. Sono questi i quattro temi indicati da Bersani
come prioritari nelle riforme istituzionali per il Pd.
Riforme
che saranno legate "al confronto in Parlamento e non al
dialogo che è una parola malata".
Giustizia.
Bersani non nasconde i punti critici di una giustizia
"che è un servizio inefficiente e negato a gran parte
dei cittadini''. Ma ogni riforma, a partire da quella della
giustizia, deve fare i conti con "l'insuperabile
interferenza di questioni che si riferiscono alla situazione
personale del premier e dall'aggressività e dalla volontà
di rivincita scagliate contro il sistema giudiziario e la
Magistratura''.
Economia.
Si parte dalla crisi e da come il governo l'ha affrontata e
dal lavoro "che è il problema numero uno del paese e
deve essere il primo impegno del nostro partito".
Bersani è critico con l'esecutivo. "La crisi non è
psicologica, non è una nuvola passeggera, non l'abbiamo
alle spalle. Nessuno vuol fare il pessimista o il
catastrofista, ma pretendiamo che si riconosca che abbiamo
un problema serio". Il Pd, assicura il segretario, è
pronto a far la propria parte "ma se continuiamo a
sentirci dire che il problema non c'è o che si può
aggiustare con palliativi per noi diventa difficile
discutere".
Anche
stavolta Bersani articola la sua agenda su quattro punti:
-
una
nuova politica dei redditi,
-
una
maggiore attenzione per i giovani,
-
un
rivisitazione della legislazione dell'immigrazione
-
e
la necessità di uno sguardo "di prospettiva"
sull'impianto del sistema pensionistico.
Poi
la sottolineatura che Marino gli aveva chiesto più volte:
no
al nucleare e via libera all'economia verde
Questione
morale. "Per gli obiettivi che abbiamo noi non
possiamo fare a meno della dignità e del buon nome della
politica e dell'amministrazione pubblica. Dobbiamo dunque
porci il problema generale di un rafforzamento della
tensione civica ed etica, a cominciare da noi stessi".
Bersani affronta così la questione morale (pur senza
nominarla) che agita il partito. In particolare,
"dobbiamo chiederci come mai in questi due anni non sia
stato possibile sanzionare nei diversi luoghi del paese
comportamenti non coerenti con i principi che abbiamo
enunciato". Per rimediare il segretario chiede
"strumenti efficaci per dissociare il partito e il suo
buon nome dalle deviazioni di singoli".
Alleanze.
Per una reale ''alternativa'' al governo delle destre e di
Berlusconi, il Pd si rivolge "a tutte le forze di
opposizione". Da quelle parlamentari (Idv, Udc e
radicali) a quelle che non ci sono ''come Sinistra e
Libertà, Verdi, formazioni civiche e di origine socialista
e repubblicana''.
Federalismo.
"Propongo come prima iniziativa di mobilitazione del Pd
un'assemblea di mille amministratori del Pd aperta ad
amministratori di ogni schieramento per denunciare il
federalismo delle chiacchiere ed affermare quello dei
fatti". E' questa la proposta che Bersani accompagna ad
un affondo contro il Carroccio: "Non si pensi, a
cominciare dalla Lega, di poter raccontare qualsiasi favola
con noi che stiamo zitti".
Defezioni.
"Le defezioni non fanno mai piacere - ha ammesso
Bersani riferendosi all'uscita dal partito di Rutelli e
Calearo
-
soprattutto quando avvengono in forme singolari, ma a
qualcuno che teme che così si lascia scoperto un fronte,
dico no.
Noi
non abbiamo fronti scoperti, per tutta l'area del
centrosinistra abbiamo culture, radicamenti che ci tengono
ampiamente al riparo da questo rischio".
Organigrammi.
Un cambiamento di rotta dentro il partito. Dove "in
questi due anni si è determinata una costituzione materiale
che va corretta e migliorata attraverso un rafforzamento
strutturale". Serve, sostiene Bersani, "un partito
popolare e del territorio, che selezioni dal territorio le
nuove classi dirigenti e che si radichi nei luoghi di studio
e di lavoro". Per questo, a fronte dei 70 circoli nei
posti di lavoro e di 10 nei posti di studio, Bersani
proporrà ai segretari regionali di fondare nei prossimi
mesi 500 nuovi circoli nei luoghi di lavoro".
Fonte:
Repubblica.it
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