Ricordi di umanità e amicizia nel  tunnel
Dal racconto di Quinto Calloni
sopravvissuto  ai campi di concentramento nazisti (1943-1945)

Presentazione GrIF, n. 2, 27 gennaio 2004, Giorno della Memoria 
(In ricordo dell'ingresso dell'Armata Rossa nel campo di Auschwitz, il 27 gennaio 1945)

Per informazioni: Giovanni Ricca <giovaricca@gmail.com

 

La deportazione di Quinto Calloni nel 1944: 
da Innsbruck a Mauthausen e da Mauthausen a Ebensee

 

Mi ricordo com'era quell'inferno di campo
dal quale non potevamo fuggire.
Mi ricordo quell'odore di carne bruciata.
Mi ricordo la neve sporca, 
mi ricordo la fame, il freddo, mi ricordo le botte,
mi ricordo l'appello, mi ricordo il giorno del mio compleanno,
volevo vivere e scelsi sempre la vita.
E ringrazio Dio che me l'ha concessa

Calloni Quinto 

Date  Sintesi del contesto  Testimonianze originali
Novembre 1943 Quinto Calloni ha 17 anni, abita a Cernusco sul Naviglio, con il padre,  commerciante in bestiame, vedovo da sette mesi e spesso fuori casa per ragioni di lavoro. 

 

Ha un profondo, tenerissimo  ricordo della madre, che, a causa del parto, è rimasta inferma per 17 anni, dopo la sua nascita. Due suoi fratelli sono al fronte, il terzo, anche lui militare, è sbandato dall'8 settembre, il quarto infine, divenuto sordomuto a seguito di un attacco di poliomielite, lavora a Milano


 
Quinto ha molti amici con cui si incontra spesso per giocare al pallone o per fare passeggiate in bicicletta 

 

 

Ma ha anche sentimenti di ribellione contro l'occupazione tedesca che da una cinquantina di giorni opprime l'Italia con estrema durezza. Quinto si sente Partigiano e agisce conseguentemente. Un giorno sottrae un fucile modello 91 a una postazione contraerea abbandonata, fra Cernusco e Carugate. Nasconde I'arma nel camino di casa sua



18 Dicembre, sabato Nel primo pomeriggio Quinto e due amici, Mario e Luigi, si recano a Milano e, in un negozio "tutto sport" in corso Buenos Aires, acquistano delle divise per giocare al pallone. Le divise, che sarebbero state disponibili dopo otto giorni, non saranno più ritirate perché lo scontrino è preso in consegna da Quinto, a cui il destino riserva quella stessa sera un'amara sorpresa

 
 

Sabato, 18 Dicembre 1943

L'arresto
Alle 8 di sera, arrivano all'abitazione di Quinto dei soldati tedeschi che entrano nel cortile. Quinto all'inizio non dà peso, a motivo della sua giovane età. Ma poi bussano forte alla sua porta e intimano di aprire. Quinto apre a cinque tedeschi e un appuntato dei carabinieri
"L'appuntato dei carabinieri, tenendo un foglio in mano, lesse il mio nome non bene decifrabile, forse cercando di aiutarmi. Io feci notare che di Calloni a Cernusco esistevano delle altre famiglie. Ma il sergente tedesco gli strappò il foglio di mano e lesse il mio nome: Calloni Quinto. Al mio fianco un mio amico disse: allora sei te."
Quinto viene portato nella caserma dei Carabinieri di Cernusco "Fuori, mio padre, che qualcuno aveva avvisato, gridava: lasciate andare mio figlio. Il maresciallo, che era amico di mio padre, dalla finestra della caserma gli disse: Rinaldo sta calmo, domani saranno messi in libertà." 
19-24 Dicembre 1943 Incarcerato (e forse spiato) a San Vittore
Quinto viene portato nel carcere di San Vittore dove trova uno strano compagno di cella che dice di chiamarsi Luigi Cassaniga. Quinto si insospettisce perché Luigi, che viene prelevato due volte al giorno per interrogatorio, gli fa troppe domande. Alla vigilia di Natale il compagno di cella sparisce e Quinto viene lasciato solo
 

 

Natale 1943 Natale in isolamento. In occasione delle feste natalizie, sono scarcerati parecchi detenuti. Per Quinto, che sperava di far parte del gruppo, è una grossa delusione   
Ultimi giorni di Dicembre Interrogatorio nella "Villa triste" di  viale Monterosa a Milano 
Quinto e Verginio si ritrovano assieme, su una topolino che li porta alla "Villa Triste" di  Via Monte Rosa dove sono sottoposti separatamente a interrogatorio. Quinto viene accusato di essere un rifornitore di armi dei partigiani, ma quando gli raccontano che hanno fatto un sopraluogo in casa sua e gli mostrano una bomba a mano balilla, capisce che non hanno prove e smentisce tutte le accuse

il vino dà letizia,
il pane dà la vita, 
la vita è bella, sappila godere!

La scritta che Quinto legge nella sala di ingresso della Villa Triste e che lo perseguiterà come una beffa nei quindici mesi successivi

Gennaio 1944 Finalmente in compagnia!
Dopo l'interrogatorio, Quinto viene tolto dall'isolamento e il giorno dopo riesce a rivedere gli amici di Cernusco che erano stati arrestati con lui.
Dopo qualche giorno chiede e ottiene di essere messo nella stessa  cella con Verginio, suo amico d'infanzia. Passano il tempo a giocare a dama: questa è disegnata su un pezzo di carta; i dadi  sono in  mollica di pane 


Oriani Verginio 

Carcere di San Vittore  Una ragazzata che poteva finire molto male "Un giorno trovammo in cella un chiodo, Verginio cominciò a manovrare la serratura della cella, ad un tratto la cella si aprì, richiudemmo e riprovammo ancora e la cella si riapriva. Con questo sistema, alla sera, quando fascisti e tedeschi allentavano la sorveglianza, andavamo da una cella all'altra, girando per i corridoi
  Una sera, all'entrata del terzo raggio, Quinto e Verginio vengono scoperti, forse a seguito di qualche soffiata. I tedeschi sparano vari colpi in aria  "Tutti rientrammo nelle nostre celle e durante la notte, io e il mio amico Verginio pensavamo che la cosa sarebbe finita lì"
  Il giorno dopo vengono radunati  tutti al piano terreno del terzo raggio e dal ballatoio del primo piano il maresciallo Klem dice: questa volta abbiamo sparato per aria, ma la prossima volta chi viene trovato fuori dalla cella sarà passato per le armi  
  Per burla e per davvero
Durante l'ora d'aria, Quinto conosce uno strano tipo di nome Caffa che lavora con Verginio nella panetteria del carcere. Gli avevano trovato una rivoltella in casa ed era stato processato e condannato a morte. 
"Durante l'ora d'aria era con noi e faceva la prova come sarebbe morto; si metteva contro il muro, e quattro o cinque di noi fungevano da plotone di esecuzione; lui gridava: viva l'Italia e si lasciava cadere per terra....Il giorno della fucilazione, una mattina, ancora buio, venne a salutarci in cella, era sereno. A Verginio regalò la sua sciarpa..."
  Il dilemma: provare a scappare o restare in carcere? Mentre è nel cortile a fare pulizie, Quinto si sente chiamare per nome. E' il papà del suo amico Angelo Ratti, Baldassarre. Gli spiega che è entrato a San Vittore con un suo amico ortolano, facendosi passare come suo aiutante. E' venuto per liberare i ragazzi di Cernusco nascondendoli nei cestoni  usati per portare la verdura nel carcere.  "Parlammo un po' sul da farsi , ma poi rinunciammo pensando al pericolo di essere scoperti. Ricordo che mi diede la mano, e mentre me la stringeva mi trovai tra le mani 70 lire, cercai di rifiutarle; mi disse: tienile ti serviranno"
Metà Febbraio 1944 Nel carcere di San Vittore arriva improvviso l'ordine della prima deportazione in Germania  
1° Marzo 1944

 

Sciopero generale: molti lavoratori vengono arrestati e incarcerati a San Vittore. e arriva l'ordine di deportazione in Germania anche per Quinto e i suoi amici di Cernusco  

 

4 Marzo 1944

 

Al mattino, ancora buio,  i deportati vengono fatti salire  su due vagoni bestiame (50 per vagone). Il treno parte alle 9 del mattino per Innsbruck e arriva, a notte, al passo del Brennero   

 

5 Marzo 1944

Arrivo a Innsbruck  alle ore 20. I deportati sono presi in consegna da un gruppo di militari e dopo una marcia di due chilometri arrivano alla frazione di Reichenau, e sono sistemati in un campo di concentramento composto da poche baracche. Tutt'intorno al campo, alte montagne coperte di neve  "Vivendo in molti in così piccolo spazio, cominciammo a fare conoscenze e a diventare amici. Vi era il giudice Franco Ferrante, avvocato De Martino, avvocato Girola, il bravo Eminiaci , i fratelli Piccardi, Enzo Ferrari, Pierino Borroni, e noi sei amici di Cernusco..."

12 Marzo 1944

Nel pomeriggio i deportati vengono informati che, a sera, gli immatricolati dal numero 57539 al numero 57638 sarebbero partiti per altri campi (destinazione ignota) "Come risulta dall'elenco dei cento deportati, 59 moriranno nei campi di concentramento nazisti; 32 sopravvivranno e 9 risulteranno dispersi.
In particolare moriranno tutti quelli deportati ad Harteim

13 Marzo 1944

Nel tardo pomeriggio i deportati arrivano a Mauthausen dove sono presi in consegna da un Gruppo di SS.   

14 Marzo 1944

Il comportamento delle SS fa perdere a tutti la speranza di essere incorporati come lavoratori civili. Sotto la pioggia e colpiti da calci e spintoni, i deportati varcano il grande portone d'ingresso del campo di Mauthausen. Due di essi, un vecchio e un giovane privo di una gamba, non entrano alle docce come gli altri, ma sono inviati immediatamente nella camera a gas.
Agli altri deportati vengono fatti consegnare orologi, denaro, oggetti preziosi, con la promessa in cambio di generi alimentari. Poi nel reparto docce, la spogliazione, la presa delle generalità e l'insaccamento dei vestiti. Segue la rasatura di tutte le parti del corpo con una striscia sulla testa della larghezza di 4-5 centimetri, dalla nuca alla fronte. 

Il portone d'ingresso di Mauthausen, 
visto dall'interno

  La vita nel campo

 

 

 

" La vita era tristissima, le ore passavano lente e i nostri discorsi  erano  sempre gli stessi,  la casa, i nostri famigliari, i nostri  amici lasciati in Italia, il pensiero  della sera  di dormire accatastati testa e piedi, le urla dei capi , i "colpi di gummi", poi la lotta  mattutina per  impadronirsi  di un paio di zoccoli."
  Il lavoro
Vengono formati dei gruppi per andare al lavoro. Nel suo gruppo, formato da dieci unità, Quinto è l'unico italiano. Gli altri sono russi; hanno buoni rapporti  con lui. Escono al mattino e rientrano la sera dopo 12 ore di lavoro. Sono impegnati nella costruzione di camminamenti. Il lavoro è duro, ma in compenso viene dato un litro di zuppa in più
 
  Una cura miracolosa  contro la febbre: una sola "pinnola", poche terribili parole e la febbre sparisce

A causa di un violento attacco di febbre Quinto marca visita e viene condotto in infermeria

"Quando Dio volle fui introdotto anch'io nel blocco visite, il medico era un francese, mi chiese: "Italiano? sei molto giovine, perché hai marcato visita? Spiegai che avevo la febbre molto alta. Con la mano mi indicò del fumo che usciva dal camino del blocco di fronte all'infermeria. Mi disse vedi quel fumo? sai cos'è? è il crematorio . E mi diede una "pinnola" bianca con un po' d'acqua. Non tornare mai più in infermeria, perché qui c'è il crematorio che ti aspetta." 

                             

Due immagini dei forni crematori nei campi di concentramento e sterminio nazisti: il forno crematorio di Dachau; il camino del forno crematorio nel campo di Melk

  Aspettando la Pasqua a Mauthausen 
Qualche giorno prima di Pasqua. cominciano a circolare voci di partenza verso un campo di lavoro. Alcuni sperano in un vitto migliore, ma Quinto è preoccupato

 

"Pensavo alle parole che mi aveva detto il mio amico russo Filip, che finendo in un campo di lavoro, per noi  la speranza di tornare a casa sarebbe stata zero. Di questo non parlai ai miei amici per non preoccuparli"

Pasqua di Resurrezione

8 Aprile 1944

Dopo la doccia i  prigionieri ricevono biancheria nuova, pullover, abito di tela con righe bianche  e blu, un berretto senza visiera (la divisa dei deportati) 

 
Fotografia scattata, per ricordo, 
qualche mese dopo il ritorno 
di Quinto a casa

9 Aprile 1944
Pasqua

Da Mauthausen a Ebensee in carrozze di terza classe: un incontro senza parole 
Quinto e un migliaio di altri prigionieri di diverse nazioni vengono riportati dal campo alla stazione di Mauthausen. Qui le SS li fanno salire  su carrozze di terza classe, anziché sui soliti vagoni bestiame, e li danno in consegna ad alcuni vecchi militari tedeschi 

"... ogni quattro di noi  un militare . Uno di questi, di fronte a me, che si vedeva che era un brav'uomo, ad un certo momento mi offrì una sigaretta. Rifiutai dicendo che non fumavo. Allora dalla tasca prese un pezzo di pane e me lo offrì. Non potei ringraziarlo perché mi accorsi che stavo lacrimando. Allora lui mi batté con la mano sulla spalla , come per dirmi, fatti coraggio."
  Arrivo al campo di Ebensee

       

L'ingresso del campo di Ebensee
 come appare oggi

Alcune delle lapidi che testimoniano l’elevato numero di prigionieri - molti dei quali, giovanissimi - che vi morirono

Sul terreno, una volta occupato dal campo, sono sorte graziose villette. Il ricordo dell'orrore è affidato a un piccolo quadrato verde dove sono le fosse comuni e, al centro, il monumento che la signora Lepetit ha fatto erigere in memoria del marito deportato e deceduto nel campo. Al fondo del quadrato, sotto un porticato, vi è un muro con numerose lapidi. A pochi metri dal campo, la galleria n. 6, dove lavorò, per mesi, Quinto Calloni . 

  Spettatore dell'assassinio di un amico. "Ciao Ivan, un giorno ci rivedremo"

Quinto lavora in galleria con un ebreo ungherese di nome Ivan,  che ha avuto tutta la famiglia uccisa a Mauthausen. I due diventano amici e Ivan racconta a Quinto di essere riuscito a sopravvivere per più di un anno con uno stratagemma, cambiando divisa con un compagno morto "non Ebreo".  Ma qualcuno, forse, aveva scoperto il trucco

"Una sera rientravamo al campo, dopo il turno di lavoro, pioveva forte. Io e il mio amico Ivan eravamo nell'ultima fila della colonna. Dietro di noi  vi erano due SS. Ad un certo momento cominciarono a picchiare  il mio amico col calcio del fucile, buttandolo per terra, era tutto imbrattato di fango, invocava la mamma e la Madonna, ma quei maledetti continuavano a picchiarlo. Io ero molto spaventato non sapendo che ce l'avevano solo con lui."
  Un prezioso sostegno morale per i deportati italiani
I deportati italiani a Ebensee e tra questi Quinto Calloni, trovano un grande aiuto nel giudice Franco Ferrante, scrivano nel campo
"Una sera venne il giudice Franco Ferrante, che nel campo fungeva da interprete e scrivano, e dal blocco n. 15 ci prese, noi quattro di Cernusco,  e ci condusse al blocco n. 8, dei minatori. "
  Lavoro in galleria: una via per sopravvivere

  L'amico tranviere 
Quinto lavora all'imbocco della galleria  con un martello pneumatico: si deve scavare un piccolo fossato  per lo scolo delle acque  che filtrano dalle pareti della galleria. Assieme a Quinto lavora un tranviere arrestato in seguito allo sciopero di Milano del Marzo 1944. Si chiama Emilio. 
"Era un uomo sulla quarantina , mi voleva molto bene. Un giorno mi disse: hai la fidanzata? Risposi di no. Allora, se vuoi tornare da questo inferno non devi pensare alle donne. Dopo qualche giorno mi spostarono all'interno della galleria. Il mio amico tranviere non lo vidi più."

Gennaio 1945

Terminano i lavori alla galleria n.6, ma Quinto ha la fortuna di restare assegnato alla stessa squadra di minatori che inizia la costruzione di altre tre gallerie, subito fuori dal campo

 

  Chiacchiere e sogni con un amico di Empoli "Io e un mio amico Valori Loris, un toscano di Empoli, avevamo le cuccette vicine. Tutte le sere si parlava della giornata passata e delle  zuppe e menu per i pasti da consumare a casa se avessimo avuto la fortuna di tornare"
  Un "amico" sconosciuto tra le SS
Dopo aver spiegato il lavoro che i due prigionieri devono svolgere, il master lascia soli Quinto e il suo compagno. L'umidità della galleria  penetra in tutto il corpo e fa molto freddo. I due staccano una grossa lampada  dalla parete della  galleria, appoggiandola per terra, e si siedono per scaldarsi un po', naturalmente con l'accordo di stare attenti all'arrivo di qualche capo.  Purtroppo per la stanchezza e il gran conforto di sentire un po' di caldo, i due si addormentano. E l' addormentarsi sul posto di lavoro poteva costare l'impiccagione per sabotaggio...

"Fummo svegliati da un gran "banfare" e "fiatone". Di fronte a noi, in piedi, una SS con un cane lupo - ci siamo messi sull'attenti, giù il cappello. Pensai qui ormai siamo perduti, addio casa.  Ma successe dell'incredibile e del miracoloso. La SS ci guardò per un po', poi con la mano ci fece segno di sederci e riposarci. E se ne andò facendo un cenno di saluto."
  Ultimo incontro con Oriani Verginio
Il piacere del casuale incontro è rattristato dal fatto che i due amici non possono fare niente per alleviare reciprocamente  le loro condizioni di vita. Verginio resisterà ancora, ma finirà col morire di stenti e di fame, pochi giorni prima di essere liberato

"Io rientravo dal turno di notte, lui era in colonna con la sua squadra per recarsi al lavoro, giù alla cava. Ci scambiammo un saluto, tutti e due eravamo molto commossi , fece un gesto tirando il filo di ferro che gli sosteneva i pantaloni, come per dirmi "vedi come sono ridotto". Era molto magro, con una giubba, tutta sporca  e rattoppata con del filo di ferro, rottami di zoccoli, che non riparavano né dall'acqua né dal freddo."
Marzo 1945 Il freddo diventa molto rigido e la neve cade abbondante: oltre un metro  
Aprile  1945 Il mese della grande strage
Si aggiungono 17-18 mila bocche da sfamare e i viveri "vengono ridotti all'impossibile"

 

"Allora abbiamo costruito una bilancia con dello spago e un pezzettino di legno, e con quella si pesava ognuno la nostra parte. ..c'era fra noi una comprensione reciproca..."

Domenica, 6 Maggio 1945

Finalmente liberi! 
(Nei limiti della recinzione di filo spinato)

 

"... alla mattina dopo la distribuzione del caffé, girai per il campo, e sul piazzale dell'appello, sperando di vedere dei miei compagni del nostro trasporto di Milano del 3 marzo 1944, ma su cento che eravamo ne vidi solo una ventina, anche dei miei amici di Cernusco, Roberto e Ennio, nessuna traccia. Appresi la brutta notizia della morte  del mio caro compagno d'infanzia Oriani Verginio."

6 Maggio - 16 Giugno 1945

Un centro di mutuo soccorso chiamato Blocco Italia 
Un gruppo di deportati italiani si installa in una baracca del campo dove viene affisso un cartello con la scritta "Italia". Qui cercano di prestare i primi soccorsi ai connazionali, di avviare il censimento dei deportati, di organizzare il ritorno a casa.

 Giugno

Verso casa
Quinto viaggia su  un camion militare americano da Salisburgo a Innsbruck e, in treno, da qui a Bolzano dove viene accolto fraternamente dal Comitato Croce Rossa Italiana di Bolzano
"Qui ebbi la gioia di ritrovarmi con dei paesani e amici, vi era anche il papà del mio amico Angelo Ratti; la prima parola che mi disse: il mio Angelo dove? Io purtroppo non ne sapevo niente perché a Mauthausen ci avevano separati, io destinato a Ebensee, lui a Gusen. Gli mentii: non pensi sig. Baldassarre, Angelo sta bene, e fra qualche giorno anche lui sarà a casa."

Sabato
 16 Giugno 1945

Quinto rientra a casa sua a Cernusco  e ritrova, ancora nascosto nel camino, quel fucile 91, trafugato ai soldati tedeschi, di cui abbiamo parlato all'inizio di questa storia 

 

La vita riprende, dopo il lungo tunnel. Gli amici sopravissuti (da sinistra a destra): Camerani Roberto, Sala Ennio (che, per le pene subite durante la deportazione, resterà sofferente per il resto della sua vita) e Calloni Quinto

 

Ricordi rifiutati  
"Sono tornato tre volte a Ebensee, ma, sulla scala della morte, nel vicino campo di Mauthausen, non ho mai voluto salire, lì dove migliaia di prigionieri quando cadevano o ruzzolavano giù per i gradini, venivano calpestati da altri prigionieri, terrorizzati e disperati come loro"