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Giovanni Ricca


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Democratici per la Costituzione
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per la difesa e l'attuazione dei principi costituzionali 

 

 

Costituzione della Repubblica Italiana,  Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

La privatizzazione dell'acqua pubblica in Italia

Il 6 agosto 2009 il Parlamento italiano ha votato con l'appoggio dell'opposizione, l'articolo 23bis della legge numero 133/2008, la cosiddetta 'finanziaria triennale' - che affida "il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica..." al fine "... di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale".

In Italia l'acqua non sarà quindi più un bene pubblico, ma una merce e sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).

La denuncia è partita dal padre Alex Zanotelli che è intervenuto sul settimanale 'Carta' (v. lettera di Daniele Biella, 21 settembre 2009)

Lo scorso 21 ottobre con una lettera aperta indirizzata al ministro Tremonti, Emilio Molinari, presidente del Comitato italiano del "Contratto mondiale sull'acqua", ha chiesto di scorporare il servizio idrico dalla legge 133 e di aprire una discussione sui servizi di interesse generale (art 43 della Costituzione) e sulla legge di iniziativa popolare del movimento e di intervenire con un piano di investimenti pubblici per rinnovare l'intera rete idrica italiana che disperde il 35% della preziosa acqua".

La legge obbliga i Comuni a mettere le loro reti dell'acqua sul mercato entro il 2010, e ciò anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano".

In conclusione, l'acqua non sarà più un diritto collettivo e diventerà bisogno individuale, merce che ciascuno deve pagarsi.

In particolare, mentre i contatori vengono regalati ai privati (le banche o le industrie che incassano le bollette), le reti idriche saranno lasciate in mano pubblica, con i costi del rifacimento a carico dei contribuenti!

Sono già cresciuti quattro colossi: l'Acea di Roma, che ha comprato l'acqua toscana; l'Amga di Genova che si è alleata con la Smat di Torino e ha dato vita all'Iride; la Hera di Bologna che cresce in tutta la Padania; la A2A nata dalla fusione dell'Aem milanese e dell'Asm bresciana.

Contro tutto questo si stanno muovendo molti sindaci, a partire da quelli della Lombardia: Nella Provincia di Milano 144  Comuni hanno già fatto muro contro la giunta Formigoni, che nel 2006 aveva anticipato il 23 bis con una legge che separava erogazione e gestione del servizio.

Il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per l'Acqua Pubblica ha convocato per il 21 novembre l'Assemblea nazionale a Roma e dal 22 al 23 novembre terrà ad Aprilia il Secondo Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua dal titolo "Acqua pubblica: riprendiamoci il futuro!".